Il Progetto Kosovo nel tempo, Agosto 2003

1° – Vi è tra la popolazione, sia cristiana che musulmana, un profondo sentimento di ringraziamento per gli aiuti che mandiamo alle famiglie, aiuti che per molte di esse costituiscono l’unico introito per tutto il mese. Lo stesso atteggiamento per gli aiuti sanitari e per la presenza dei dottori. E’ segno di grande solidarietà: c’è qualcuno che si interessa di loro.
2° – Abbiamo anche costatato un grande senso di appartenenza alla Chiesa Cattolica; e questa è stata anche l’impressione del nostro Vescovo Mons. Paglia che ci ha raggiunti nei giorni 14/16 agosto, concelebrando la S. Messa, il 15 al Santuario della Madonna di Letnica, dove Madre Teresa ha sentito la vocazione religiosa, dinanzi a una fola di circa 15/20 mila fedeli, e il 16 a Giakova per la Festa di S. Rocco ancora dinanzi a circa 5.000 fedeli, su una popolazione di 60.000 cattolici contro i circa 2.000.000 di musulmani in tutto il Kosovo.
3° – Sono ancora troppe le difficoltà politiche, economiche, sociali e sanitarie che attanagliano il Kosovo e che al momento sembra non abbiano una soluzione positiva. Da parte dei medici si è costatata una grave carenza sanitaria che colpisce in modo particolare i bambini, che in genere nascono sani, ma che alle prime malattie subiscono gravi conseguenze per mancanza di strutture sanitarie e di soldi nella famiglia per curarsi, in quanto medicinali, analisi e ricerche sono sempre a carico del malato che poi non ha possibilità economiche per le cure. [vedi loro relazioni]
4° – La nostra presenza, anche se è una goccia in questo mare di necessità, tuttavia per loro è un grande segno di speranza. Sarebbe opportuno che per i prossimi viaggi ci fossero delle persone che si offrono per andare a fare una grande esperienza di solidarietà cristiana e per rendersi conto di persona delle gravi necessità di questi nostri fratelli. E’ un pellegrinaggio per incontrare Cristo nelle case dei poveri dove egli abita, egli che si è identificato con essi: “quello che avete fatto al più piccolo dei miei fratelli l’avete fatto a me”.

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