E’ stato un viaggio “in solitario” sia per risolvere alcune questioni in sospeso, che per incontrare le “nuove facce” della politica del Kosovo, come sono scaturite dalle ultime votazioni, il cui esito è noto a tutti tramite i notiziari italiani, che da quel momento hanno incominciato a parlare anche di una accelerazione verso la proclamazione dell’indipendenza del Kosovo. Ho fatto il viaggio da Fiumicino-Roma insieme alla Bambina Riola e alla mamma che ritornavano dopo sei mesi di cura al Policlinico Gemelli in Kosovo. Giunto a Skopje sono stato accolto dal nuovo direttore della Caritas del Kosovo, Don Victor Shopi che era accompagnato da Antigona, la figlia di Ali Nikolla che è stato l’ispiratore del progetto di gemellaggio fra la nostra parrocchia e la parrocchia dei SS. Angeli Custodi a Ferizaj. Commoventissimo è stato l’incontro tra Riola e la mamma da una parte e i parenti, numerosi, dall’altra che ci hanno riempito di ringraziamenti per tutto quello che abbiamo fatto per loro nella loro permanenza a Roma. Alla sera stessa, arrivati a Ferizaj, dopo cena siamo andati a trovare una famiglia che doveva essere aiutata, anche moralmente. Lunedì 28 gennaio è stata una giornata di intensi incontri. Al mattino ci siamo portati, sempre don Victor, Palj e io (questo in genere il terzetto che si muoveva su tutto il territorio eogni tanto si aggiungeva qualche altro) a Gilan per incontrare il Sindaco Qemail Mustafa e in seguito anche l’Assessore alla scuola, per vedere possibilità di aiuti anche a questa città e soprattutto poter inviare anche giovani di quella città a studiare presso le Università Italiane. Abbiamo concluso il nostro incontro al Ristorante Buana, dove ci hanno raggiunti i genitori di Riola, che è proprio di Gjlan. el pomeriggio ci è stato un incontro molto importante con il Primo Ministro Tachi che ci ha accolto molto cordialmente.
Era già a conoscenza di quanto stiamo facendo per il popolo kosovaro e ci ha pregati di continuare a dare la nostra mano sia per aiutare le famiglie povere, i bambini malati, ma soprattutto ci ha chiesto di contribuire a dare la nostra mano per formare presso le Università Italiane giovani che poi siano professionalmente preparati a lavorare per un Kosovo, proiettato verso un futuro dove i giovani talenti abbiano la possibilità di trovare spazio. Dopo l’incontro con il Primo Ministro ci siamo ritrovati insieme a cena con il nuovo sindaco di Ferizaj, Bajrush Kryetar, e il vecchio, Faik Grainka, quasi uno scambio di consegne nel continuare la colla orazione tra il Comune di Ferizaj e la Parrocchia S. Maria Regina, in modo particolare per quello che riguarda l’ospitalità ai giovani universitari del LKosovo.
l martedì, 29 gennaio, siamo andati a Prizren per incontrare il Vescovo, Mons. Dode, con il quale abbiamo parlato dell’annoso problema di portare a termine la costruzione della Casa di Ferizaj e anche di come poter aiutare la Caritas Kosovo nella sua nuova impostazione. Il pomeriggio siamo stati a Ferizaj, sia per concordare l’azione della Caritas, sia nei confronti dell’attività propria che per l’aiuto alle famiglie povere. Abbiamo cercato di fare il punto anche sui lavori per portare a termine la Casa di accoglienza a Ferizaj. Ho avuto l’incontro con i genitori dei giovani universitari presenti nell’Università di Perugia e Terni. Con essi ci siamo scambiati le impressioni e i vari desiderata. Soprattutto hanno voluto esprimere, in diversi modi, il loro vivo ringraziamento, per quello che stiamo facendo per i loro figli, e anche la loro tranquillità sapendoli che in Italia sono sempre affettuosamente seguiti. Mercoledì,30 gennaio, al mattina ho avuto un lungo colloquio con l’addetto all’Ambasciata d’Italia a Pristina, il dott. Patrik Mura, ascoltando le sue impressioni anche sul momento storico che sta vivendo il Kosovo. Mi sono incontrato anche con Palmerino e Florian che svolgono un lavoro molto prezioso per i vari visti d’ingresso in Italia, per i più disparati motivi. Sono poi stato a pranzo con Don Albert Krista, le Suore della sua Parrocchia e con Krasniqi Spend, Maria, Pranvera e Gioia.
Nel primo pomeriggio ho partecipato a una riunione di tutto lo staff della Caritas Kosovo, presso il Centro Giovanile Salesiano a Pristina. A proposito i Salesiani hanno realizzato uno stupendo Centro giovanile, con la scuola professionale, aperta a tutti e attrezzatissima di tutte le ultime novità tecnologiche.
Esemplare la riunione della Caritas: sono presenti tutti gli operatori di tutto il territorio del Kosovo, compresi i territori a maggioranza serba dove opera la Caritas con due ragazzi (nella foto) che sono stati anche da noi, in Italia: inoltre operatori della Caritas appartengono anche a diverse religioni – cattolica, musulmana, ortodossa – e a diverse etnie – albanese, serba, ascali, rom.
L’ingresso al Centro Giovanile Salesiano a Pristina. Un opera veramente grande e preziosa per la formazione morale, culturale e professionale di giovani kosovari.
Ho avuto anche un incontro molto cordiale con il Presidente Sejdiu Fatmir, con il quale già mi ero incontrato nell’agosto scorso. Abbiamo ricordato quanto si sta facendo a favore del Kosovo e soprattutto ciò che si sta facendo per la promozione culturale dei giovani universitari del Kosovo, presenti in Italia presso l’Università di Perugia e nel Polo Didattico di Terni.
Il Presidente ci ha anche caldamente raccomandato di continuare il nostro aiuto, anche verso le famiglie povere e i malati, soprattutto i bambini, perché il Kosovo ha ancora e credo per molto tempo del nostro aiuto, perché l’indipendenza, quando avverrà, non risolverà immediatamente i problemi della povertà che ancora attanaglia il Kosovo.
Giovedì mattina siamo partiti per Peja, dove ci siamo incontrati con il nuovo parroco, Don Franco Shopi, il quale ci ha inviato a pranzo e ha prospettato alcuni casi di necessità della sua Parrocchia: l’aiuto a due famiglie musulmane, poverissime e, se possibile, aiutarlo a costruire due Cappelle in due villaggi periferici della città. Nel pomeriggio ci siamo incontrati con il CIMIC, l’organizzazione militare che si interessa per l’invio delle persone malate in Italia, soprattutto dei bambini. Con loro ci siamo accordati sulle diverse modalità e per una piena collaborazione per aiutare i malati.